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La situazione storica di Hrundi V. Bahkshi

l'omino vintage

da una corrispondenza privata
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per essere un lunedì ho lavorato il giusto: serratissimo dalle sette fino all'una; per firenze, per ivrea, per milano.
quindi, come volevo fare da giovedì, quando improvvisamente c'era tutto quel sole inutile a milano, me ne sono venuto al mare.

cianciano pensionati livornesi, berciano di gozzi e berlusconi quasi uguale e bestemmiano d'abitudine.

ho messo i piedi in acqua che ci sono solo due gabbiani e i ricci fra i sassi.

"marbleiced", ho pensato mentre nuotavo a rana.

scampaniànno p tulédo
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pensavo: senza tutti quegli anni in toscana, immagina avessi studiato qui: adesso parlerei comm'a chist.
col voi, con la drammatica indifferenza fatalista, con il titolo prima del nome.
ingegNiére: volete venire a vedere qua ch'è succieso?
lo gradite un caffé, ingegnere?
non mi permetterei mài vicino a voi, ingegnere!

mi prenderei dei caffè sopraffini (alcuni. altri chiaviche esattamente come altrove: la differenza è che qua ti dànno sempre un bicchere d'acqua col caffé -e spesso è un poco effervescente- e ti avvertono: è amaro. lo so: e così lo voglio, òi brìggida; cu 'stu nome ca Tasse Kafee parìte)

da piazza bellini al chiattillame di filangieri me la faccio a piedi, vedo com'è.
curiosi eccentrici vanno in motorino col casco. banalmente la gente passa col rosso, le persone parlano a voce alta e s'informano di tutto: davanti al gambrinus tre ambulanze, uno mi chiede: scusate, sapete che è stato?

davanti a un tabaccaio: giocatevi a gheddafi: 22, 18, 90 (o pazz', 'o sang, novanta lo sanno tutti).
due metri avanti, un tipo ruvido con la voce chioccia e rauca muove un burattino con la faccia di pagliaccio, brutto: 'o quaquà, 'o ball' quaquà, accattatteve 'o quaquà.

le donne a napoli si vestono diverse: vezzose le ragazze, incipriate luccicose e caramelle, come una barbie prima comunione, un poco ciotte: stai bene a mammà, ti sei 'ngrassàta.
le femmine scure si mettono certi tacchi e dei pantaloni azzeccati e io vorrei avere una fidanzata con quelle sopracciglia così piene e avvellutate che certe brune napoletane hanno naturali.
le bionde se non sono eteree e granòle dànno talvolta impressione di lunga esperienza, cosa che in genere non si confà ma che può cogliere estimatori, eziandio.

"prufessò", mi chiama nunzio.
nunzio, ma perchè a Fogliano lo chiamate ingegnere e a me fate tutte ste cerimonie? non mi potete dire solo ingegnere pure a me?
perché, dice: "voi mi ricordate il mio professore di elettronica, èovér ingegne'?"
nunzio si lamenta, indicandosi: "ingegnere, mo' però amm'apparà: che qua stann sul' 'e strunz a faticà!"
però siccome sul cantiere la confidenza insomma, va un po' misurata, faccio notare che non è il solo a lavorare di domenica.
"no prufessò: io a voi, e non mi permetterei mai!"

sarà.

una casa
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sono contento quando dormo a casa mia
quando entro e chiudo la porta
mi metto sul divano
nero

casa mia è abbastanza scarna
perchè ho smesso di arredarla quando è iniziato questo nomadismo di lavoro eccetera

infatti entri e c'è l'intresso
che a sinistra potete ammirare una libreria expedit
nera

e sotto la libreria c'è come phosse un pouff
che invece è una poltrona letto
che dentro ci dormo io quando vengono ninetta e lino a trovare il figliolo
e tale poltrona è di colore nero

le pareti sono tipo giallino
e sul soffitto corrono le travi
che in effetti il soffitto è il sotto tetto
perché sto all'ultimo piano
con il tetto spiovente

questa casa facciamo che era un mulino
ma no un mulino come donchisciotte, che pure devo ammettere con fastidio che certe volte ci starebbe

era un mulino industriale anni 40
un palazzone che pare un poco un ospedale
ma invece è bello

meno bello di un mulino antico
però fidatevi che è bello

no, è bello

nell'intresso poi invece guardando a destra c'è il suddetto divano
poi, sopra il divano di cui sopra,
ci sono delle mensole che invece sono lampade
o viceversa
perchè si illuminano e tengono i libri
o viceversa

e colorate però: bianche e arancioni

lungo la stessa parete c'è un'altra libreria
nera, di plastica, componibile
a quadratoni
come expedit
ma no expedit

poi ancora più avanti c'è il tavolo di vetro
che è stato un pacco e me lo voglio cambiare perché è scomodo.
perché è delicato e io voglio un tavolo che ci devo salire sopra

di fronte al tavolo c'è la cucina.
la cucina è banalmente di ciliegio
con il piano di lavoro abbastanza blu
e il lavello e i fuochi la cappa e il frigorifero

il frigorifero è bello grande ma tiene un sorto di freezer che io non lo uso mai
di solito ci sta giusto il ghiaccio
per il whiskett? direte
manco, che lo bevo liscio

però non si sa mai
metti che serve
ce l'ho
e sennò che ci metto nel frigorifero

sono cose da maschi (mi dicono); sì, può essere.

e poi continuando sempre sulla stessa parete
passato una specie di dente nel muro
che separa la zona cucina dalla zona soggiorno
c'è una scrivania

la finestra sta di fronte alla porta
e separa la cucina dal tavolo, per dire così

quando entri la vedi dall'intresso
che è da dove si trase

quindi questa scrivania
coi computer
co la radio

tre computer
mo' due
perchè uno sta qua (visto che sono nomade)
e il modem e le altre cose compresa la playstation
che però se non mi compro una scheda tv non la posso usare più.

ho comprato la playstation con dentro granturismo e non l'ho mai aperta per cambiare gioco
modestamente me la cavavo

ne comprammo due
io e donato
che dovevamo fare le sfide
però non le abbiamo mai fatte
le facevamo quando stavo all'altra casa
che abitavo con altri
e le facevamo tutti le sfide
anche a diversi giochi diversi
ma granturismo ci piaceva immensamente
e così
quando cambiai casa
si disse
ma poi non giochiamo più?
nooooo, figurati!
e infatti
mai più giocato

insieme alla scrivania ci va la mia poltroncina
bella bella
di legno e paglia di vienna

e così è finita la zona giorno senza aver citato l'attaccapanni rosso e nero di panno lenci
della mia vecchia infanzia
very vintage: sono quattro cosi rossi co in mezzo dei funghi rivestiti di skai.
anni 70 origginale

ma lasciamo la zona giorno e addentriamoci nel resto della magione
oltrepassando una porta scorrevole si accede ad un piccolo locale
che, per le sue caratteristiche di scarsa rappresentatività,
diremo
disimpeeeegno

il disimpeeeegno

sì perchè non è un posto dove uno deve fare la lotta di classe
vive così
ci si passa: è il disimpeeegno
oggi come oggi, il disimpeeeegno

uno una volta aveva una coscienza politica
oggi invece c'è
il disimpeeeeegno

è un po' figlio dei tempi
è così
la seconda repubblica, peter pan, il berlusconismo, il grande fratello, la società dell'immagine
il disimpeeegno
per dire, io ci tengo la lavatrice


il disimpeeegno insomma, che dietro a una veneziana nasconde un ripostiglio
con le scarpe e altre cose ammonticchiate

fortemente metaforica questa zona della casa

e pensare che non è che due metri quadri, forse meno. ma la sua natura lo abbiamo detto qual è
e quindi.

comunque

da lì si può andare indifferentemente verso la camera da letto o verso il bagno.
indifferentemente nel senso che arbitrariamente
o anche dandosi un'aria di sinecura

vado di qua, entro nella camera da letto
dove troviamo la cosa più brutta della casa
ovvero la maniglia della porta

non la posso vedere
la devo cambiare
è l'unica maniglia

la posso prendere pure d'oro zecchino
una è
ma quella non la posso vedere

che tanto quella porta sta sempre aperta
la potrei pure togliere, la porta.
ma cambio la maniglia


nella camera da letto
sorprendentemente
c'è il letto

ampio e senza rete
per dire che bisogna assumersi le proprie responsabilità

che proprio la rete non ce l'ha
è tutto un fatto di doghe
che sono anche a vista
e sulle dette doghe si poggia il materasso
il matera sso
il ma tera sso
è il massimo che c'è

il letto è prevedibilmente nero
da una parte ci ha le ruote

tadao
che non è esclamazione da fumetto
tadao!
di sorpresa
mi son sentito dire: avrei detto un letto da maschio ma mi pareva equivoco
equivoco sarà lei
io sòno maschio
tadào!

accanto al letto, dalla parte mia
c'è una scatola di cartone
sulla quale è appoggiata la radio

la scatola di cartone è la scatola della radio
ninetta sforma oltremisura per la faccenda della scatola
tiene ragione
pazienza


nell'angolo
quasi invisibile come l'iceberg del titanic
ieratico sorge

pax lomen

l'unico armadio del giubileo distribuito da ikea
capace e cassettato esso contiene tuttocoso sebbene misurato

pax lomen vobiscum domine dixit
sempre sia lodato

e c'è anche una finestra
dalla quale si vede la collina verde e il campanile, chilemmu'

sguarnite le pareti
non saprei che metterci

prima o poi vedrò
due sciabole
o una copia di playboy, un paginone d'antàn con ancora qualche delicata boscaglia che adesso non si usa più. mah.
magari due sciabole
sciabole non ci avevo pensato
il colpo di genio che ti risolve.

invece il bagno tiene quest'altra porta scorrevole
e ci ha la vasca e il termoarredo, che è un termosifone fatto a scala,
c'è chi scende e c'è chi sala,
e ci appendo l'accappatoio

uno specchio quadrato che voglio cambiare anche quello
e un mobiletto che è ikea ma non pare

a terra un tappetino a forma di fiore coi cinque petali
tutto verde e in mezzo giallo
(ma che bello pappagaaallo)
coin 16,99


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da domani
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[info]hrundibahkshi
nelle migliori librerie

in quelle un po' così vi toccherà chiederlo.

varcare la soglia della speranza
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da maciachini abbiamo preso un autobus, per via bellerio. ho guardato la fermata, non è distante.
l'ho letta e immediatamente dimenticata.
mi verrà in mente quando saremo lì, mi dico.

no ma perché non chiediamo?

e allora chiedo al conducente nonostante sia fatto espresso divieto di dargli parlamento mentre che guida.

conducente, qual è la fermata per via bellerio?

il conducente dice: aeh. è questa. o è la prossima. ma non v'assicuro niente.

il conducente era smaccatamente campano

allora scendiamo alla prossima ma quello era stato troppo cauto e di via bellerio che doveva aprirsi alla nostra destra nessuna traccia.
vabé non sarà distante, chiediamo.

per strada tutti cinesi. chiediamo a loro. tutti gentilissimi ma nessuno lo sapeva.

e noi dentro di noi ridevamo di questa cosa che erano tutti cinesi.

e io mi vergognavo perché avevo letto qual era la fermata giusta ma non me lo ero ricordato

bella figura di merda, dicevo a daniela

ma questo è il quartiere orientale? chiede lei
bah, siamo piuttosto a nordovest
sì ma dicevo è il quatiere orientale?
no, il quartiere orientale è piuttosto centrale, è in paolo sarpi
ma questo è un quartiere orientale

sembriamo i monty python
bar dragone verde, mangiamo qualcosa?
mmm, dragone verde?

a un certo punto abbiamo detto oh, è l'una e mezza, chiediamo in questa trattoria sarda

entriamo e chiediamo l'informazione prima: ci dicono ah ma è là, da qua saranno duecento metri

ah allora possiamo mangiare qui?

aio!

e ci siamo seduti e abbiamo mangiato

un pane carasau, fantastico

il posto era ridicolo, finto, ma erano sardi veramente

poi hanno portato dei panini bianchissimi che sembravano mozzarelle, con ancora un poco di farina sopra. daniela se ne voleva portare uno: ha detto poi me lo metto in borsa.

mi sono fatto spiegare che era su piattu de la sposa (sicuramente non si chiama così), ho detto no, gli spaghetti no (che schizzano)

ci siamo mangiati delle laganelle con le verdurine e i funghi freschi: su piattu eccetera.

buoni, caldissimi (ho pianto al primo boccone)

è vero che ci porta un altro po' di pane carasau?
(toglilo che è buonissimo)
io l'avevo sempre snobbato: è buonissimo.

mentre così, ci scippano il cestino coi panini bianchissimi. daniela ci rimane un po' male però fa spallucce e sorride.

insomma prendiamo il caffé

e quando ci portano il conto

(faccio io, no faccio io, ma figurati, ma ti prego)

dico: quindi via bellerio?

la tipa ci guarda e con distacco tutto sardo dice
dovete andare alla Lega?

con un certo dispiacere lo dobbiamo ammettere



arrivate all'incrocio con la banca intesa e girate: è lì


arriviamo all'incrocio suddetto

vicinissimo

c'incamminiamo per via bellerio

periferica

qualche villetta da geometra

incrocia con via annibal caro

ci vengono incontro due

dico scusi

nemmeno finisco di dire

solo scusi ho detto

per la lega dovete andare dritto

ridiamo

incrociamo un'altra sciura

dico mo' glielo chiedo

poi però daniela ha detto no dai

poco più avanti vediamo una pattuglia dei carabinieri

madonna, la sede della Lega

tristissima

sembrava una vecchia scuola media

di verde c'era poco

c'era una ragazzetta acidissima, di bergamo

abbiamo parlato con un giovane consigliere comunale di bergamo, sempre

daniela gli chiedeva le cose, lui era contento di tutto, ci diceva della campagna per la sicurezza, dei loro deputati, dei gazebo, di una sua amica che era del pd e si è "dovuta ricredere": hanno fatto anche un simpatico confronto tipo l'intervista doppia delle iene, bello.

non sai se ridere o spararti

sanno tutto loro

una risposta per tutto

e la risposta è la più semplice di tutte

poi abbiamo dovuto concordare le cose con un onorevole

onorevole

che poi daniela ha realizzato essere quello che ha fatto un'interpellanza parlamentare perchè leggere anna frank al liceo è osceno

secondo lui

poi ho visto

signore perdonami

questi occhi hanno visto

l'orrendo salvini

quello che voleva i posti in metropolitana per i milanesi


quello che adesso è eurodeputato perché da deputato di questa Repubblica si fece riconoscere su youtube dicendo che i napoletani puzzano e si difese dicendo: ma io scherzavo, erano cori da stadio

giallo, la cravatta col sole delle alpi -'sto capraro- il direttore subumano di radio padania

orribile

comunque

sono ancora vivo

almeno sembra

non so se sono come prima
come il bossi.

non so perché, ma nessuno lo coglie
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una sera a pavia.

al telegiornale (telegiornale mo': studio aperto) si comunica alla nazione l'omicidio d'una maestra elementare nel milanese, una fastidiosa impasse nella causa di santificazione subitanea di karol woytila e la tremenda sensazione destata dal fatto che carla bruni sarkozy è andata ad un incontro ufficiale senza il reggipetto. e dal vestito s'intuivano le sise!

poi, servizio sugli imminenti oscar. segue trascrizione di stralcio di conversazione:

"il film di kathryn bigelow ha nove nomination: nove nomination, come àvatar"

"...tu mi capisci..."

"avatar!"

appunto.

rōnin #1
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mi sono svegliato cigolante.
lividi di ieri sera: un colpo preso sotto il braccio destro, un alone blu sul polso. il martedì di solito sono ciancicato.

dove ho sbagliato ieri sera: ricapitolo gli assalti di ieri sera, quelli fatti bene e quelli sbagliati, mentre mi guardo nello specchio il livido sulle costole.

ho un livido sulle costole, sotto il braccio destro.
proprio dove finisce l'armatura lo shinai di attilio s'è infilato in un colpo un po' sbagliato, ma si sbaglia tutti.
insomma stavamo provando questi attacchi al corpo e attilio col suo iiià! da vecchio karateka m'ha assestato un fendente a tagliare (si chiama do: è quel colpo che la spada ti entra dal fianco e ti smezza) solo che invece di prendermi sull'armatura m'ha preso un po' più su.
eh.

sei lì a confrontarti con la morte: ti sacrifichi perchè il tuo compagno impari. quando tocca a te li porti tu quei colpi e li devi portare fino in fondo con l'intenzione precisa d'uccidere.
uccidere. devi essere sincero: mai far finta di colpire. colpire: uccidere.
no perché sennò t'ammazzano. quindi spada dritta e attacca.
poi siccome sei ancora una schiappa prendi delle mazzate secche.

quand'è finito, tutto sudato, con ancora l'elmo addosso e le ossa che ti fanno male dici grazie.
spada al fianco fai un inchino marziale e garbato.
grazie.

e davanti a te c'è un altro. devi ucciderlo, oppure ti uccide. anzi: devi ucciderlo anche se ti uccide.
ora di fronte a me ho il mio sensei. mi provoca, mulina la punta della spada. lo fa per distrarmi, si scopre: mi propone di colpirgli il polso.

me l'ha già fatto questo scherzo: se io parto a cercargli il polso, lui mi para la spada con un movimento bellissimo e mi sento un colpo sulla testa quasi prima di vederlo (mén! secco. e rintrona, nell'elmo. figurati senza).

tu capisci solo le mazzate dicevano ai ragazzini riluttanti alle scuole elementari. avevano ragione. quando prendete un paio di colpi di quelli poi tendete a stare attenti.

tengo la guardia, la mia spada punta la gola del maestro, lui con la sua tocchicchia la mia spada. s'avvicina e abbassa la spada, scopre il polso: so già come va a finire.
lascio perdere il polso: dritto alla testa. mi intercetta: ci spingiamo spada contro spada, nocche contro nocche per un po' più di un attimo. lascio, e mentre faccio un passo indietro che ha un cazzo di nome giapponese che non mi ricordo gli vedo allungare le braccia, la spada verticale. sono troppo vicino ma che me ne frega: riparto in avanti e cerco la sua testa: mén!
pieno. sento la spada colpire. non toccare: colpire, uccidere. mén!

poi siccome sono uno stronzo e non capisco lo zanshi resto a bullarmene e lui mi colpisce di nuovo. ma cazzo l'ho preso pieno!

grazie
grazie
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anche i bancari hanno un'anima
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un cazzo di freddo

un'ora e tre quarti da milano a firenze. ho preparato una presentazione perché oggi pomeriggio ho una riunione delicata.

parole pesanti, attenzione ai dettagli, ripeto fra me e me quello che devo dire e quello che non devo.

ho alzato gli occhi al finestrino: è tutto compostamente bianco: la pianura e il cielo.
che stomaco piccolo.

a firenze s'arriva da una galleria che spunta direttamente alla stazione di castello, neanche quaranta minuti da bologna.
vorrei anche vedere, con quello che costa.

squilla il telefono mentre sto per scendere: raffaella dalla banca.

"ciao grande!" mi saluta così, la consulente business. non è un buon segno, ve lo immaginate: dov'è la deferenza? ma io sono un signore buffo, ci si può prendere certe confidenze talvolta.
"dove stai? è arrivato un pagamento strano sul tuo conto: che è?"

"ora a firenze. m, dev'essere il leasing dei computer"

"ah ok, allora lo passo. qua nevica, ha fatto la neve a milano? come va?"

"mah, ho fatto il viaggio col naso al finestrino. sto che sembro živago, dentro e fuori"

(credo di aver addirittura detto živago con la ž)

"..."

"...la pianura bianca è di una malinconia struggente".

"..."

"diamoci un contegno raffaella, a te le posso dire queste cose, sei un contabile: mica sentimenti."

si volta la giovane signora quadrettata in burberry's, mi guarda curiosa.

"pasternàk", aggiungo guardandola e chiudendo la comunicazione.

fa finta di niente.

l'è el dì di mort, alégher!
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1.
cimiturismo1

scolapendrolelli argìa fece tre mariti sibbene la sua indole fosse poco interessata alle gioie del talamo. pativa tanto il cambiare della stagione ricevendone, coi primi nuvoli, fitte cigolanti alle ossa e ai calcagni.

era perciò che spesso stava in fronte alla porta di casa per evitare il troppo camminare, seduta, attendendo a lavori di cucito a testa bassa quando non teneva alto invece lo sguardo ma solo per riposare l'occhi. cosa che fu, all'opposto, presa per intenzionale fierezza e indizio di carattere dal giovane bandinelli torquato prima, che finì a vittorio veneto, dal maffettoni aureliano in seguito, il quale mai tornò dalla russia, e da bordazzi eurialo, figlio di professore di greco che la sposò in età avanzata per entrambi solo per tacitare ciò che di lui si diceva: che avesse altri interessi per giacersi e che la lasciò triplicemente vedova essendo stato rinvenuto asfissiato con una stola intorno al collo solamente, in una casa equivoca.

a questi eventi argìa sopportò silenziosa, corrispondendovi a ciascuno una composta e ricorrente smorfia di dolore curiosamente simile a quelle di tutti i primi umidi, quando le nebbie le mordevano i calcagni e lei ne pativa i reumi.


2.
cim3

ottimo della cervice, ampia la fronte e sereno lo sguardo, wilfredo scardovassi agì sempre pel bene nell'esercizio della sua professione di calzolaio.
riservato, taciturno, si dice nemmeno patisse delle punture della lesina dovute alla sua vista imperfetta, quando - talvolta - se ne bucava i diti.

sopportava dolente e, sapendosi facile all'errore per difetto naturale e non già per imperizia, teneva netti i ferri taglienti ed acuminati giacchè per la frequentazione col cerusico barbiere aveva sentito con terrore del tètano che può venire dal metallo rugginoso e sozzo.
l'enorme cura dei suoi attrezzi non lo salvò dall'occhio sìfulo che ai primi d'ottobre gli fece confondere un'amanita per fungo primaticcio.
fu un autunno di piedi umidi per tutto il paese.



3.
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ferdinando martinazzi fu oddone, terzogenito di quattro fratelli tutti e quattro fieramente alpini come da tradizione di famiglia.
a causa della sua fascinazione per italo balbo e per le imprese aviatorie, fu l'unico dei quattro che minacciò di ferire l'orgoglio d'oddone, il quale li sognava tutti con sè nella divisione pusteria, tentando d'arruolarsi in aviazione.
cedette all'arcigno contrasto col genitore accondiscendendo a vestire la giubba e calzare il cappello con la lunga penna nera ma da allora mantenne la particolare foggia della barba simile al suo mentore ed a continuo memento dell'obbedienza.

come il filosofo, inseguendo i sogni del volo e tenendo l'occhio rapito ad un aermacchi duecentocinque veltro in quel momento sfrecciante su le cime che ferdinando batteva, non s'avvide del fatal crepaccio.



4.
cim4

saturnina impagnatiello raggiunse il paese dei polimeri sull'onda del moplèn - coniugata acàmpora - da stornarella con improvvida impazienza, visto che di lì a poco il genio di natta premiato col nobél avrebbe promosso modernissimo lo stabilimento petrolchimico di manfredonia.
vicinissimo, lucido di tubi, col suo bel fumo bianco e tutt'intorno le cicorie e le piane pugliesi e no le nebbie, saturnina rammaricò.

mai comprese bene il dialetto di qui; cucinava porri e zucche e parlava solo con espedito acàmpora nella cadenza brusca del suo dialetto straniero.
la nebbia non le tolse mai quel carattere allegro che piaceva ad espedito e le metteva in testa che in una giornata azzurra, diradatasi, le avrebbe svelato sorprendente il gargano e sua sorella piccola giovacchina che infatti nello stabilimento di manfredonia ci lavorava.

invece della nebbia fu quel bel fumo bianco e il processo di polimerizzazione del cloruro di polivinile a farle ritrovare, seminando nei fegati delle sorelle impagnatiello seppure distanti, con scientifica sincronia un grumo di cellule dissidenti.

punto linea punto
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papà è militare e io non ho mai toccato una pistola.
è sempre stato un po' misterioso del suo passato.


era marconista, nell'esercito, quando il codice morse ancora usava.

regalò a mia sorella (allora molto piccola) un giochino elettronico tipo nintendo del pleistocene, questo coso faceva bip bip.
papà per un po' fece finta di niente, poi a un bel momento iniziò scrivere una sfilza di numeri e lettere, incomprensibili. era il codice morse del bip bip.

boh, non si capisce niente, diceva. appallottolò il foglietto, vabè.

qualche anno dopo (parecchi) comprai un cellulare (era già il secondo millennio figuriamoci). nokia (serve saperlo).

avevo associato al sms un suonino lungo tutto bips.

naturalmente al primo sms arrivato papà annusa l'aria, al secondo prende una penna e a margine della settimana enigmistica che a casa c'è sempre inizia a scrivere

c o n n e c t i n g p e o p l e.

che vuol dire? mi fa.

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